Un vino più «eco»? In bottiglie di carta

Contenitore biodegrabile, peserà soltanto 55 grammi, rispetto ai 500 attuali con costi di spedizione ridotti

Il prototipo della bottiglia di carta

È stata annunciata in Inghilterra l’imminente immissione sul mercato della prima bottiglia di vino interamente fatta di carta. Anche se agli enofili rischia di andar di traverso il primo sorso del loro vino preferito, l’azienda che ha realizzato questo prodotto innovativo ha già intavolato trattative con una importante catena di supermercati e assicura che la bottiglia di carta sarà sugli scaffali ai primi del nuovo anno. Davanti alle preoccupanti previsioni che nei prossimi sette anni l’Inghilterra non avrà più terreni a disposizione da adibire a discariche per i rifiuti, l’azienda della bottiglia di carta sostiene che i contenitori biodegradabili saranno una soluzione importantissima al problema, tanto per i consumatori che per i produttori. La bottiglia di carta pesa soltanto 55 grammi, rispetto ai 500 grammi di una bottiglia di vetro, e ciò significa che i costi di spedizione verranno considerevolmente ridotti. Inoltre, l’emissione di anidride carbonica per il nuovo contenitore arriva solo al 10 per cento di quella della classica bottiglia di vetro. La bottiglia di carta può essere inserita nel composter e si degrada nel giro di poche settimane.

Il contenitore er il latte dell’azienda

Greenbottle, l’azienda che propone la novità, produce già la prima bottiglia di latte in carta al mondo, in rodaggio presso i supermercati Asda, nel sud ovest dell’Inghilterra, apprezzata dalla clientela più sensibile alle tematiche ambientali. Annualmente in Inghilterra vengono utilizzati oltre 15 milioni di bottiglie di plastica, la stragrande maggioranza delle quali finisce nelle discariche, dove impiegano quasi cinque secoli per decomporsi. «Per quel che riguarda il latte, nei negozi dove sono disponibili, si vendono due-tre bottiglie di carta per ogni confezione di plastica» spiega Martin Myerscough, un imprenditore del Suffolk, inventore della bottiglia di carta. Myerscough ha messo in piedi la sua azienda quando ha appreso, dal gestore di una discarica, che le bottiglie di plastica rappresentano il peggiore grattacapo per quanto riguarda lo smaltimento. Tuttavia, ha voluto conservare la forma della bottiglia del vino nel tentativo di rassicurare il consumatore. «Avremmo potuto spingerci oltre, ma abbiamo inventato un nuovo concetto e non è nostra intenzione spaventare il pubblico. Se vogliamo convincere il consumatore a modificare le sue abitudini, occorre invogliarlo gradualmente».

Separazione tra carta e plastica biodegradabile

La bottiglia di carta contiene al suo interno un involucro di plastica – riciclabile – in modo da conservare al meglio la bevanda. I prodotti della Greenbottle vengono attualmente confezionati in Turchia, ma è prevista a breve l’apertura di una fabbrica in Cornovaglia. L’azienda si propone di vendere questa tecnologia innovativa ad altre imprese, per consentire loro di fabbricare questi contenitori accanto agli impianti di imbottigliamento e risparmiare così sulle spese di trasporto.
I macchinari oggi impiegati sono in grado di confezionare 50 bottiglie di latte al minuto e sono protetti da brevetto. Ma se i consumatori si sono mostrati entusiasti per le bottiglie del latte in carta, avventurarsi nel mercato del vino potrebbe rivelarsi più rischioso. «La presentazione del vino è d’importanza cruciale, qui entriamo in un terreno profondamente arcano» afferma Adam Lechmere, editore della rivista Decanter , una delle più note del settore. «Ai consumatori non importa tanto se il loro vino rispetta l’ambiente oppure no, non è sullo stesso piano della carne e delle verdure. Non siamo ancora pronti a fare con il vino quello che faremmo per il pollo e la sua filiera».

Jamie Doward
© Guardian News and Media Limited, 2011
(Traduzione di Rita Baldassarre)

novembre 3, 2011 | In: Mondo Vino

ottobre 19, 2011 | In: Guida dei Vini

Conoscere Epicuro

Conoscere Epicuro

di Lorenzo Tablino

Un vino da tavola da uve vermentino, per un tuffo in Liguria

Sulle coste Liguri, grazie ai commerci marittimi, furono portate, sin dal V sec. A.C., molte varietà di vite di diversa provenienza. Coltivate per millenni ebbero larga diffusione in molti altri territori Europei. Di fatto la regione è stata da sempre una terra produttrice di grandi vini, esportati, oltretutto, in vari paesi europei sin dal sec XV. Oggi alcuni vitigni liguri stanno conoscendo un meritato rilancio a livello di immagine e qualità, in primis il Vermentino.

Di fatto la Liguria, è sicuramente una regione dalle grandi potenzialità vitivinicole, ma occorre incentivare, con strumenti adeguati promozione e l’immagine dell’intero contesto enogastronomico. E’ quanto è emerso in un interessante convegno internazionale: “La vite e il vino in Liguria e nelle Alpi marittime dal Medioevo ai nostri giorni. Studi in memoria di Giovanni Rebora”. Organizzato da Asso Lab StArT AM, in collaborazione con Università di Genova e Società Ligure di Storia Patria si è tenuto dal 6 all’8 maggio scorso, a Taggia (Im ), presso l’accogliente convento dei Domenicani.

Epicuro, il vino da tavola secondo Eros Mammoliti
L’azienda agricola Mammoliti possiede alcuni vigneti nel comune di Ceriana, tra cui circa 4000 mq coltivati, appunto, a vermetino.
I terreni utilizzati sono sabbiosi e ricchi di scheletro, posti a circa 350/400 metri s.l.m. ed esposti a Sud – Sud Est. La coltivazione della vite è molto accurata. Finalizzata all’o ttenimento di basse rese e alti livelli qualitativi della materia prima Viceversa in cantina la lavorazione è molto semplice, anche per le dimensioni minimali.

Qui nasce Epicuro, vino da tavola ottenuto dall’uva vermentino di Ceriana. Presenta un bel colore paglierino tenue, al naso dominano le inconfondibili note fruttate del vini bianchi liguri, tra cui agrumi, mela verde e pesca. Il gusto è piacevolmente mandorlato, secco, equilibrato. E’ un vino che va consumato giovane, al massimo dopo un anno. Da abbinare con cucina di mare, paste e carni bianche. Anche con formaggi freschi. Servire a 12 gradi in bicchieri tulipe o iso.

Il mercato del biologico nel mondo

 

Abbiamo visto come in Italia la grande Distribuzione Organizzata si sia accorta delle potenzialità del mercato di prodotti biologici, ma riuscirà a farla da padrona? Noi speriamo di no ma guai a sottovalutare alcune tendenze in atto nei principali mercati mondiali che si riflettono anche da noi.
Facciamo allora un passo indietro e cerchiamo di farci un quadro sintetico delle dinamiche del biologico a livello globale.

Come noto, negli ultimi anni l’industria alimentare ha vissuto una piccola rivoluzione che ha investito tutti i comparti del settore andando a stravolgere, per molti aspetti, gli equilibri di un mercato fino a poco tempo fa dominato dai marchi delle grandi multinazionali. La rivoluzione è “colpa” del biologico!

Infatti è avvenuta nell’ultimo decennio un’esplosione dei consumi di prodotti bio segnando, di fatto, la nascita di un ricco segmento per il mercato alimentare. Basti pensare che il biologico nel 2009 è il segmento che fa registrare i trend di crescita più alti, con consumi che crescono in media ogni anno del 7-9% e un giro d’affari da 29,3 mld di euro di cui 13,7 mld in Europa e 15,6 mld  solo negli Stati Uniti.

Nel continente europeo il mercato del bio è capitanato dalla  Germania (5,8 mld), mentre Inghilterra (2,49 mld) e Francia (2,59 mld) sono a pari merito in seconda posizione ma godono di una continua crescita (Fonte: Biofach 2010).

Restando in proiezione globale, la crescita del biologico ha scatenato una lotta tra distributori sia nel canale della GDO (Grande Distribuzione Organizzata) che nella piccola e media distribuzione specializzata. E’ quest’ultima ad aver abbracciato il ricco mercato del cibo bio sin dgli anni ’90 mentre la GDO tradizionale è entrata nel mercato solo nel 2006, mettendo in assortimento delle proprie linee biologiche.

Questo “vantaggio temporale” ha permesso alla distribuzione specializzata di acquisire clienti nel tempo e fidelizzarli alla sua offerta, comunque ampia, e al suo servizio più personalizzato.

Con la crescita del mercato anche i grandi marchi e el multinazionali dell’alimentare hanno messo gli occhi sul biologico, aggiungendo i prodotti bio alla loro gamma, perché hanno compreso che la partecipazione al mercato del biologico non è più solo una scelta di fondo legata all’impostazione e alla filosofia dell’azienda ma è diventata parte integrante della strategia standard volta a coprire tutto l’assortimento dei prodotti.

Ed è tra distributori che la lotta si fa ancora più agguerrita. Da una parte, gli “specialisti” come Whole Food Market che negli USA è la più grande catena di supermercati di organic food, cioè cibo di origine biologica. Dall’altra troviamo i “generalisti” come Wal-Mart (il più grande distributore americano con prezzi imbattibili) o come l’inglese Tesco.

La sfida interessa sia i piccoli marchi specializzati che i produttori indipendenti e le catene distributive (con i cosiddetti prodotti a marchio del supermercato, i private label).

Qualsiasi sia la prospettiva, è facile rendersi conto che quello del bio è un business miliardario nel quale tutti gli attori coinvolti cercano di entrare con un ruolo da protagonisti.

Ottobre è il mese delle castagne. Per chi ha la possibilità di andare in montagna sarà l’occasione giusta per raccogliere qualche castagna e fare delle salutari passeggiate all’aria aperta: il tempo è ancora mite e quel leggero abbassamento delle temperature è così piacevole da tenere lontano il pensiero dell’inverno.

Con le castagne si possono fare diverse cose: farina, zuppe. Senza dimenticare quei deliziosi dolci al cioccolato che tanto piacciono ai più piccoli. Le castagne non contengono glutine, il che le rende apprezzabili soprattutto dai celiaci, e sono molto digeribili grazie alla presenza di fibre. Sono composte dal 50% di acqua, 45% di carboidrati e la restante parte di fibre, sali minerali e vitamine. Troviamo presenze di vitamina A, B1, B2, B3, B5, B6, B9, B12, C e D.

 Però attenti a consumarne troppe, le castagne, infatti, sono molto caloriche: 100 gr per 250 calorie. Certo potremmo bollirle, il che ne diminuirebbe l’apporto. Le caldarroste restano quelle più gettonate in autunno. In tante città italiane, come nella Capitale, sono ancora presenti i venditori di caldarroste. Mestiere che rende molto, se esercitato nelle vicinanze di Piazza di Spagna, ma che ormai è in via d’estinzione.

Ottobre è anche il mese delle vendemmie. La vendemmia, soprattutto in Italia, non è soltanto la semplice attività di raccolta dell’uva, è qualcosa di più. È tradizione. È cultura. È riscatto dopo lunghi mesi di attesa ad accudire come un bambino appena nato il piccolo grappolo d’uva. Il nostro paese è uno dei massimi produttori di vino di qualità, e le sue etichette sono conosciute in tutto il mondo.

 Negli ultimi tempi le aziende italiane produttrici di vino subiscono la concorrenza del Sud America o dell’Australia. Ma i vini e i vitigni italiani mantengono il primato. E l’uva che sia da bere o da mangiare è consigliata per le proprietà benefiche che possiede.

 Attenti a consumarne troppa, perché molto ricca di glucosio e fruttosio. Fino al 16% di zuccheri.

Con le prime piogge ottobre si presta alla raccolta dei funghi. Se amate i funghi non coltivati, e volete provare a raccoglierli direttamente in montagna, ricordatevi di essere accorti, ci sono molte varietà velenose che si confondono con quelle commestibili. Fateli controllare da un esperto o dal servizio sanitario locale. Negli ultimi tempi gli enti locali hanno imposto l’obbligo di un tesserino per la raccolta funghi, quindi informatevi bene, prima di recarvi in montagna, perché potreste incorrere in sanzioni pecuniarie salate. I funghi contengono proteine e vitamine, in quantità variabile secondo la varietà consumata. Sono ricchi di minerali come il selenio e il rame. E secondo alcuni scienziati dell’Università Statale dell’Arizona aiuterebbero il nostro sistema immunitario a mantenersi in efficienza.

Ma l’uva, i funghi e le castagne sono soltanto una piccola parte dei frutti che troviamo negli scaffali del supermercato in questo mese. La nostra spesa di ottobre si arricchisce dei cachi, dei melograni e di tanta verdura: cavoli, verze, bietole, spinaci, lattuga, patate, piselli, rucola, sedano, rapa. E dei legumi come i fagioli; dal sapore unico è il fagiolo di Controne.
Insomma a ottobre la spesa è molto varia e ricca di ingredienti. Basta solo un po’ di fantasia a tavola e la giornata tornerà luminosa.

settembre 30, 2011 | In: Mondo Vino

Movimento Turismo Vino Italia

Domani 01 ottobre torna Sabato on Wine, il consueto appuntamento mensile in cantina, ideale per rivivere la straordinaria atmosfera del vino e per goderne tutto il piacere.
Degustazioni, visite guidate alle vigne e alle cantine, assaggi e animazioni di ogni genere passare una piacevole giornata alla scoperta dei prodotti delle cantine e distillerie associate.
Scopri le aziende che partecipano all’ iniziativa, Regione per Regione!

Visita il sito www.movimentoturismovino.it

settembre 27, 2011 | In: Benessere

Mi sono svegliato, ho alzato le braccia, ho piegato le ginocchia, ho girato il collo, e tutto ha fatto “CROOOC…”.

Allora sono giunto alla conclusione: Non sono vecchio, sono croccante…!!!

Giovedì 15 Settembre 2011 10:22 Scritto da Gloria Mastrantonio

Con il mese di Settembre finalmente avrà inizio, in molte regioni italiane, il tanto atteso periodo della vendemmia. E per festeggiarne l’arrivo vi proponiamo una variante di un dolce tradizionale adatto per fine pasto, leggero e dal sapore delicato, che ha come ingrediente principale l’uva da vino con le sue molteplici proprietà benefiche per la nostra salute.

Ingredienti (per 6 persone)

Preparazione

Prima di iniziare la preparazione della nostra ricetta laviamo ed asciughiamo bene l’uva. Ora sciogliamo il lievito in 1 bicchiere di acqua tiepida. Nel frattempo prepariamo l’impasto disponendo in una terrina la farina a fontana aggiungendo il lievito, metà dello zucchero, l’olio e un pizzico di sale.

Lavoriamo bene l’impasto e mettiamolo a lievitare 2 ore circa coperto con un panno da cucina.

Una volta lievitata la pasta, ne stendiamo una metà su una teglia da forno precedentemente unta con l’olio.

Disponiamo a questo punto l’uva sulla pasta, lasciandone da parte circa 1/3. In una ciotola mescoliamo lo zucchero rimasto con la cannella e lo cospargiamo sull’uva, facendo attenzione a lasciarne da parte almeno un cucchiaio. A questo punto stendiamo l’altra metà dell’impasto e ricopriamo il tutto con l’uva e lo zucchero. Inforniamo a180° per circa 1 ora.

A cottura ultimata e una volta aver fatto raffreddare il dolce, prima di servirlo, lo cospargiamo con lo zucchero a velo per dargli quel tocco in più.

Buon Appetito

settembre 12, 2011 | In: Mondo Vino

settembre 8, 2011 | In: Natura amica del benessere, News

CAMBIARE

  • L’agricoltura al tempo della crisi è “verde”: boom del biologico

  • 8 Settembre 2011

    Agricoltura biologica
    Il settore biologico è in costante crescita, un dato in controtendenza

    ROMA – “Mentre l’alimentare tradizionale arranca, il biologico continua la sua corsa anche nel primo semestre del 2011 (+13%), conquistando sempre piu’ spazio nella Gdo. La conseguenza è una ristrutturazione nel sistema agricolo: in un anno diminuiscono i bioagricoltori, ma cresce la dimensione media aziendale. In piu’ molti produttori diventano anche trasformatori e ‘venditori’”. Lo afferma, in una nota, la Cia-Confederazione italiana agricoltori alla vigilia del “Sana”, il 23° Salone internazionale del naturale che si terra’ a Bologna dall’8 settembre. “La crisi- aggiunge- non intacca l’appeal del biologico, che guadagna ancora spazio nel carrello degli italiani.

    A dispetto della crisi dei consumi alimentari convenzionali, il segmento ‘bio’ continua a correre, mettendo a segno nel primo semestre del 2011 un aumento del 13%. Un dato – precisa la Cia – che conferma e rafforza il risultato record gia’ toccato nel 2010, quando il ‘bio’ ha brindato al più 11,6%”.

    Per la confederazione “è chiaro, dunque, il definitivo passaggio del biologico da moda passeggera o ‘di nicchia’ a vera e propria abitudine di spesa, come evidenzia la presenza massiccia dei prodotti biologici nelle catene della Gdo. Solo tra gennaio e aprile, infatti -osservano la Cia e la sua associazione per il biologico Anabio – gli acquisti ‘bio’ crescono del 14,6% nei supermercati, dell’11,8% negli ipermercati e addirittura del 16,1% nei discount (+16,1%). Rubando quote di mercato alle botteghe di quartiere e ai negozi tradizionali, che invece perdono il 46,9% rispetto allo stesso periodo del 2010″.

    Secondo la Cia, a trainare la spesa ‘bio’ in questa prima metà dell’anno “sono sempre pasta e riso (+32,9%); latte e formaggi (+20,4%), in particolare mozzarelle (+82,7%); biscotti e dolciumi (+15,4%) ma senza il pane (-11,3%); uova (+13,4%)”.

    E anche il mondo produttivo “si adegua al ‘boom’ del biologico. Nel 2010 – fa sapere la Cia – il numero dei bioagricoltori diminuisce sì del 3,3% rispetto al 2009 (41.807 unità contro le 43.230 dell’anno precedente), ma contemporaneamente cresce sia la superficie totale dedicata (1.113.742 ettari rispetto ai 1.106.684 del 2009) sia la superficie media aziendale, che raggiunge i 26,6 ettari per azienda (+3,9% sul 2009) mentre la media nel convenzionale resta a 7,9 ettari”.

    Questo vuol dire che nell’ultimo anno c’è stata una sorta di “scrematura naturale – spiegano Cia e Anabio – che ha coinvolto prevalentemente le imprese di piccolissime dimensioni e le aziende meno strutturate, con una conseguente ristrutturazione del sistema in direzione di un superamento del fenomeno della polverizzazione”.

    Sempre nel 2010, “sono aumentati del 22% annuo i produttori agricoli che effettuano anche attivita’ di trasformazione e vendita diretta – conclude la Cia – prediligendo il mercato breve e il rapporto diretto con i consumatori”.

    Fonte: Agenzia Dire